giovedì 7 agosto 2014

Capire le nostre aspirazioni professionali

di ing. Andrea Rattacaso - Versione 1.1 che significa?


Nella vita di ognuno di noi, indipendentemente dalle nostre risorse economiche, ad un certo punto arriva il momento di affrontare un dubbio esistenziale, di prendere una decisione per il nostro futuro.

E questo momento arriva molte volte, in tanti ambiti, compreso quello professionale.

Quando va tutto bene e i nostri affari vanno a gonfie vele, i dubbi si dissolvono e come dei trattori instancabili riusciamo a proseguire dritti per la nostra strada, convinti a perseguire il nostro obiettivo.

Ma che succede quando, come oggi spesso accade, le finanze soffrono e abbiamo estrema necessità di trovare nuove fonti di guadagno?

A tutti piacerebbe guadagnare con un una professione che ameremmo svolgere, ma alla fine rischiamo di prendere in considerazione dei lavori che normalmente non avremmo mai desiderato fare.

A questo punto ci troviamo costretti a prendere delle decisioni difficili, a combattere con i dubbi inevitabili delle nostre scelte, per avere la speranza un futuro migliore, per poter realizzare i nostri sogni.

Nella pratica queste decisioni sono investimenti delle nostre risorse in qualcosa che forse potrebbe farci guadagnare del denaro: corsi di formazione, strumenti, software, libri, ecc...

E quando queste in decisioni manca un obiettivo chiaro e definito, potremmo finire per dissipare inutilmente tantissime energie in troppe iniziative incoerenti tra loro.

Sappiamo tutti che:

  • non è conveniente fare decine corsi di formazione;
  • non possiamo studiare centinaia di libri;
  • non possiamo comprare un software di 2000 € senza sapere se potremmo usarlo per il nostro lavoro.
In quanto esseri umani abbiamo capacità e risorse limitate, perciò dobbiamo migliorare la nostra “vision” del futuro, per ottimizzare la nostra “mission” professionale.

Per rispondere a questi propositi, utilizzando il classico diagramma di Venn, ho elaborato l'interazione tra le tre capacità che secondo me sono il pilastro della professionalità, in tutti i campi.


Le capacità sono:
  • Capacità teorica, ossia la conoscenza di un prodotto o servizio che non derivi necessariamente dallo studio, ma anche dall'esperienza pratica pluriennale. Ad esempio, un tecnico con 20 anni di esperienza pratica può avere delle conoscenze incredibili rispetto ad un neo-laureato.
  • Capacità pratica: racchiude tutte quelle capacità fisiche e psicologiche che permettono di monetizzare la conoscenza. Per “pratica” non intendo soltanto un lavoro prettamente manuale (saldare, assemblare, ecc...), ma anche la capacità di fare disegni con il CAD, di scrivere con Office o di fare calcoli per conto di un progettista.
    Chi ha solo la praticità ha per forza bisogno di un libero professionista intellettuale che possa aiutarlo a vendere e/o a sviluppare prodotti più complessi.
  • Capacità commerciale: ciò consente di trovare clienti e vendere prodotti e servizi, da non confondere con la capacità di mentire o ingannare. Una capacità commerciale ci consente di farci pagare il nostro lavoro per quanto vale realmente, perché conosciamo le esigenze dei clienti e sappiamo cosa fare per soddisfarle.
    Chi ha solo questa capacità non può lavorare se alle spalle non ha qualcuno con conoscenze teoriche e pratiche.
Ovviamente non esiste chi possiede solo una di queste 3 capacità. Nella realtà capita che una di queste capacità sia preponderante e le altre 2 siano più scarse: in questi casi, per poter lavorare, si ha bisogno di una collaborazione che colmi le lacune professionali di ogni singolo individuo.

Quando invece abbiamo due capacità preponderanti rispetto ad un'altra, secondo il modello che ho costruito, si è sicuramente pronti per queste professioni:
  • Libero professionista artigiano (termoidraulico, carpentiere, pittore, restauratore, disegnatore, elettricista, ecc...). In questo caso si hanno elevate capacità pratiche e di procacciarsi il lavoro con le proprie forze.
    A limite, si avrà bisogno di un professionista con conoscenze superiori (termotecnico, geometra, ingegnere, ecc...) per lavori più complessi.
  • Libero professionista intellettuale (psicologo, ingegnere, medico, avvocato, venditore, procacciatore, consulente ecc..), ossia colui che ha, in determinati ambiti, delle conoscenze superiori alla media e che è capace di trovare clienti per lavorare.
    Avrà bisogno, ad esempio per i progetti tecnici edili, di un artigiano o un tecnico che abbia abilità pratiche.
  • Dipendente pubblico o privato. Questo è il lavoro ideale per chi vuole solo acquisire conoscenze e metterle in pratica senza preoccuparsi di trovare dei clienti.
    Per questo motivo è fondamentale che esista qualcuno che procuri il lavoro al posto suo, un reparto specificamente commerciale, o semplicemente una legge dello stato che obblighi i cittadini ad usufruire di un certo servizio.
Chi possiede e sa armonizzare tutte e tre queste capacità, può essere capace di fare qualsiasi lavoro di uno specifico ambito.
Come in ogni modello, per testare la sua attendibilità, ho scelto degli esempi che potessero metterlo in crisi e con piacere posso affermare che alla fine ha retto bene. Vediamone qualcuno significativo:
  • Artigiano
    A tutti noi risulta che spesso i comuni artigiani (elettricisti, idraulici, ecc...) non siano bravi nella parte commerciale anzi, di solito sono di poche parole. Questo accade perché spesso abbiamo a che fare con i dipendenti (che non sono liberi professionisti) ma, se riusciamo a parlare con il titolare della ditta, si può vedere una netta propensione commerciale rispetto ai suoi dipendenti. Se un titolare di una ditta artigiana non possiede capacità commerciali, a mio parere, non può sopravvivere in questo mercato del lavoro.
  • Venditore
    Questo esempio è utile per capire che un venditore di successo non può avere solo capacità commerciali. Un grande esperto di comunicazione, se non conosce BENISSIMO ciò che vende, se non conosce il suo target di clientela con i relativi bisogni da soddisfare, sarà costretto a raccontare balle, non riuscirà ad interagire con i clienti più esperti in materia, non riuscirà a far trasparire competenza nella sua comunicazione.
  • Giovane architetto, "timido"
    Altro esempio importante è quello di un libero professionista, bravissimo nel suo mestiere e unico nel suo genere, che non è capace di vendere il proprio lavoro. Senza una reputazione alle spalle aspetterà invano i clienti, nessuno saprà quanto è bravo, e le tasse mangeranno tutti i suoi risparmi.
  • Commerciale dipendente
    Questo è il caso del commerciale puro: senza i suoi colleghi che progettano e producono materialmente ciò che si vende, questa figura non ha motivo di esistere.Se avete altri esempi da proporre scrivetemelo pure nei commenti, potrebbe generarsi un interessantissimo dibattito.
  • Elettricista dipendente, "ignorante"
    Un elettricista, che è bravissimo nella pratica, non sarà mai capace di accorgersi di un errore se non ha delle conoscenze dei circuiti elettrici. Qualora avrà un ordine sbagliato dal suo titolare, non sarà in grado di correggerlo.
Pare che quindi il modello regga, almeno per i casi che ho analizzato. Se hai altri casi da propormi puoi comunicarmelo nei commenti.

In generale l'utilità di questo modello si evidenza in questo modo:
con un sincero esame delle proprie capacità attuali, qualsiasi persona può cercare con maggiore sicurezza ciò che le è più affine, può imparare ciò che realmente le serve, può scegliere obiettivi professionali alla propria portata.
E se si volesse puntare ad una professione per cui non si è portati, per lo meno si conosceranno le proprie lacune e si saprà dove colmare.

Per quanto riguarda l'ingegneria, è evidente che:
l'ingegnere libero professionista deve assolutamente impegnarsi a migliorare le sue competenze commerciali, imparare a costruire una rete sociale e rimanere aggiornato su tutte quelle leggi che "costringeranno" i clienti ad usufruire di un certo servizio (ad esempio nella sicurezza del DL 81/08, nella gestione dei rifiuti, ecc...).
Al contrario, senza la coscienza delle proprie capacità, saremo vittime delle nostre lacune e avremo un ENORME dispendio di energie intellettuali, economiche e fisiche, senza probabilmente raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati.


Andrea Rattacaso
Ingegnere
Nato e vissuto a Praia a Mare (CS), attualmente sto costruendo la mia vita ad Empoli (FI), nel cuore della Toscana. In passato ho svolto diversi lavori: barman, cameriere, giardiniere, venditore, docente, idraulico, operaio e purtroppo anche il disoccupato.
Oggi faccio l'ingegnere e mentre cerco di sopravvivere alla crisi, mi impegno ad usare le mie competenze tecniche per risolvere i problemi dei privati cittadini in ambito di efficienza energetica, sicurezza e organizzazione tecnica di piccole imprese.
Costruttività, adattamento e forte orientamento al risultato sono i punti forti che caratterizzano il mio modo di lavorare.

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